sabato 13 gennaio 2018

M. Heidegger, "La questione della tecnica". Una presentazione della nuova edizione




Lunedì 22 gennaio '18
ore 17,45
Libreria laFeltrinelli, Via Franco n. 12, Livorno

Federico Sollazzo presenta la nuova edizione del saggio di Martin Heidegger, 





Martin Heidegger, La questione della tecnica (contiene anche Scienza e meditazione, entrambi nella traduzione di Gianni Vattimo), con un saggio di Federico Sollazzo, Heidegger e la tecnica. Una introduzione, coll. di Filosofia meme, goWare, Firenze 2017









martedì 2 gennaio 2018

Heidegger e la questione della tecnica. Nuova edizione con un saggio di Federico Sollazzo

di Marco Viscomi (marcoviscomi@libero.it)
Oggigiorno, si mostra assai arduo e, in certo senso, avventato impegnarsi nell’edizione critica di un qualsivoglia testo heideggeriano. Per un verso, infatti, risulta fattualmente complesso riuscire a superare illesi l’intricata trafila burocratica, alla quale deve sottostare un editore per poter riuscire a editare, per i propri tipi, un’opera del filosofo di Messkirch. D’altro canto, le temperie – cronachistiche più che realmente filosofiche – nelle quali è stata coinvolta la figura storica di Martin Heidegger, dall’edizione dei Quaderni neri sino ad oggi, sembra gettare discredito su chiunque voglia ancora tornare ad approfondire il lascito heideggeriano. Tuttavia, l’iniziativa di quegli studiosi, che non si arrendono nell’abbandonare l’essenza più profonda del pensiero alla superficialità delle mode, merita sempre incoraggiamento e attenzione. Il desiderio di ritornare continuamente all’essenza più profonda della meditazione attira infatti la più autentica cura per il pensiero filosofico, cioè quella che non esclude il frutto di una speculazione, individuata da un singolo pensatore, facendo leva sulla discutibile personalità di quello stesso filosofo. Quell’attenzione profonda per la verità si pone piuttosto l’intento di considerare anche le più piccole forme della manifestazione del vero, vale a dire quelle che si possono essere date anche in quello che potrebbe sembrarci il più abietto degli esseri umani.
È proprio questo lo spirito di sincero impegno riflessivo che vedo incarnato dalla riedizione degli scritti heideggeriani Die Frage nach der Technik e Wissenschaft und Besinnung, curati dal giovane editore goWare (Firenze 2017). Già raccolti nel volume 7 (Vorträge und Aufsätze, Klostermann, Frankfurt a.M. 2000, pp. 7-65) della Gesamtausgabe heideggeriana curata da F.-W. von Herrmann, questi due saggi vengono riproposti nella traduzione di G. Vattimo edita da Mursia (Milano 2007). I testi delle due conferenze, tenute entrambe da Heidegger nel 1953, vengono introdotti da un saggio di F. Sollazzo, il quale si preoccupa di contestualizzare i due contributi heideggeriani alla luce della proposta di ripubblicazione attuata dall’editore fiorentino.

domenica 10 dicembre 2017

La religione dopo la critica alla religione

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)


Herta Nagl-Docekal, Wolfgang Kaltenbacher, Claudia Melica (a cura di), La religione dopo la critica alla religione. Un dibattito filosofico, La Scuola di Pitagora, Napoli 2017, pp. 275

Atti del Convegno italo-austriaco dal medesimo titolo tenutosi a Roma, 5-8 marzo 2015

"Nella modernità la religione viene messa in discussione in vari modi (...) L'indagine filosofica sulla religione, però, non si è esaurita dopo la critica della religione del XIX e XX secolo (...) Il problema-guida recita piuttosto: come può la religione essere determinata oggi in modo appropriato?"

Dall'Introduzione. Recenti discorsi filosofici sulla religione nella modernità, di H. Nagl-Docekal

Con saggi di: H. Nagl-Docekal, R. Pozzo, P. Valenza, C. Melica, L. Nagl, K. Appel, G. Baptist, W. Kaltenbacher, G. Sans, E.C. Corriero

lunedì 20 novembre 2017

La ragione ecologica

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Stefano Righetti, La ragione ecologica. Saggi intorno all’Etica dello spazio, Mucchi, 2017

Prefazione di Piero Bevilacqua
Postfazione di Manlio Iofrida












venerdì 20 ottobre 2017

"Krinò" Workshop of Thinking – 1st public presentation


Some pictures of the 1st public presentation of the "Krinò" Workshop of Thinking
18/X/2017 – University of Szeged, Faculty of Arts
(speaker: Federico Sollazzo
English-Hungarian translation: Bence Kun)












"Krinò" Workshop of Thinking is a project by Federico Sollazzo

mercoledì 4 ottobre 2017

"Krinò" Workshop of Thinking – A Presentation

Presentation of :
"Krinò" Workshop of Thinking 
Project aimed at the critique of today's high culture
(for the time being, a seminar at the University of Szeged, Faculty of Arts, from the fall of 2018, an autonomous institution) 

sabato 30 settembre 2017

La poesia come atto inconoscibile

di Patrizio Paolinelli (patrizio.paolinelli@gmail.com)

Pubblicato il Falso Trattato di estetica di Benjamin Fondane.

È indubbio che il pensiero di Benjamin Fondane ponga seri interrogativi sulla condizione dell’essere nelle società dominate dalla razionalità strumentale. E tuttavia, come per Emil Cioran e altri intellettuali appartenenti alla galassia della cultura antilluminista europea della prima metà del ‘900, l’orizzonte aperto dal poeta-filosofo moldavo non va più in là di un soggettivismo estremo. Soggettivismo che può assumere varie coloriture: scettica, mistica, antirazionalista e così via. Nel caso di Fondane la centralità dell’Io si attesta nell’accanita difesa di una individualità estranea al mondo e che guarda sia al mito che alle forme primitive del sapere. Lo sbocco di questa tensione è una concezione tragica dell’esistenza. Concezione che influenza profondamente il Falso Trattato di estetica. Saggio sulla crisi del reale. Il libro venne pubblicato per la prima volta in Francia nel 1938 nell’ambito di un dibattito sulla relazione tra poesia e conoscenza ed è stato proposto al pubblico italiano a fine 2014 dall’editore Mucchi (142 pagg., 16,00 euro).

Le architravi del Trattato sono essenzialmente tre: 1) la liberazione della poesia dal controllo del pensiero razionale; 2) l’autonomia dell’atto poetico da ogni fine strumentale; 3) la capacità della poesia di appropriarsi della realtà rimossa dalla coscienza. Negli anni Trenta del secolo scorso le tesi di Fondane non destarono particolare interesse. Resta il fatto che il Trattato è fortemente polemico e tra i bersagli della critica c’è il movimento surrealista, accusato da Fondane di addomesticare in qualche modo la parte irrazionale dell’esperienza. Di più: l’impegno politico del surrealismo contro il potere della borghesia è rigettato da Fondane a favore di una rivoluzione esclusivamente interiore in grado di mobilitare la coscienza soggettiva. Ma verso dove? Non certo verso il cambiamento della società. Il che è ancora più significativo se consideriamo che il Trattato uscì in tempi in cui socialismo, liberalismo e fascismo si contendevano a colpi di cannone la guida del mondo. Fondane non si lasciò prendere più di tanto dalla contesa politica e niente lo schiodò dalle sue certezze: disimpegno dai fatti del mondo, astoricità della poesia, primato della spontaneità sulla ragione.

sabato 12 agosto 2017

L'uomo di oggi: self-made e filisteo

di Patrizio Paolinelli (patrizio.paolinelli@gmail.com)

I nuovi filistei. Conformismi dei nostri tempi

In un mondo in cui tutti cercano di distinguersi, di apparire diversi, unici e originali esistono ancora i conformisti? Sì, e in gran quantità dato che costituiscono la maggioranza degli appartenenti a ogni società, compresa la nostra. A partire da questa premessa Simonetta Bisi, docente di sociologia alla Sapienza di Roma, ha tracciato un quadro sulla formazione dell’identità collettiva contemporanea in un piccolo e denso tascabile intitolato La maggioranza sta. I conformisti del XXI secolo, (Bordeaux, Roma, 2017, 138 pagg., 16,00 euro). Il tema affrontato dalla Bisi è per certi versi spinoso perché nelle scienze sociali lo si dà per acquisito così come capita per la legge di gravità e spesso e volentieri gli studiosi si accontentano della sua funzione più immediata: il conformismo integra gli individui abbassando così il livello di conflittualità. E tuttavia c’è conformismo e conformismo. Di che tipo è il conformismo del XXI secolo?


La risposta della Bisi non può che essere riflessiva. D’altra parte le società cosiddette avanzate sono estremamente complesse, pertanto su un tema come il conformismo le risposte non possono limitarsi a secche alternative. Occorre ragionare, argomentare, anche se poi una conclusione va raggiunta. E il testo della Bisi presenta un vantaggio non da poco. È composto da ventidue brevissimi capitoli scritti con un linguaggio accessibile anche per i non addetti ai lavori e fondato essenzialmente sull’osservazione diretta della vita quotidiana. Scrive l’autrice: «Io penso a quei luoghi che più di recente sono diventati parte rilevante del sociale, fino ad assumere loro stessi un significato simbolico, non tanto utilitaristico quanto identitario: dal mercato rionale all’aeroporto, dalle boutique ai centri commerciali, dagli studenti dell’università ai circoli del tennis, dalle palestre ai centri estetici, dai luoghi della movida alle spiagge. Insomma, ho camminato, normale tra i normali, ho ascoltato, ho letto, ho registrato segni ed espressioni: sguardi, voci, abbigliamenti, linguaggi. E a questo ho aggiunto Internet, i giornali, le riviste di vario genere». Il lettore è così invitato a esplorare la realtà che lo circonda con altri occhi rispetto a quelli del senso comune rispettando quello che Peter Berger considera il primo insegnamento della sociologia: le cose non sono quelle che appaiono. E per vedere ciò che sta dietro le apparenze occorre quello che la stessa Bisi chiama «uno sguardo indisciplinato». Indisciplinato in un doppio senso: rispetto alle pretese dello scientismo che fa della sociologia una disciplina talmente specialistica da risultare comprensibile solo a pochi eletti; e rispetto alle pretese dell’agire conforme che fa del modello sociale dominante il metro di misura del modo d’essere, di sentire, di percepire, di pensare e di giudicare.

giovedì 10 agosto 2017

Intellettuali antisistema, amministratori culturali e cattivo gusto

di Patrizio Paolinelli (patrizio.paolinelli@gmail.com)

Passaggi d'epoca. Dall'intellettuale antisistema all'amministratore culturale

Gli intellettuali non sono una specie in via di estinzione. Scrittori e docenti universitari pubblicano regolarmente sulle pagine e gli inserti culturali dei quotidiani. Economisti, filosofi, sociologi sono spesso interpellati dai media e gli atenei non stanno affatto chiudendo i battenti. Il libro è senz’altro in crisi, ma sono arrivati gli e-book, si continuano a sfornare best-seller e i dibattiti alle fiere del libro sono seguiti con interesse. Su Internet è tutto un fiorire di blog e riviste telematiche. I premi letterari stabiliscono ancora le loro classifiche, mentre mietono successi di pubblico i festival culturali: della filosofia, della complessità, della letteratura e così via. Certo, se per intellettuale intendiamo il portatore di un dissenso politico antisistema, allora sì, quella categoria è oggi poco visibile. E il motivo è semplice: è finita l’epoca delle rivoluzioni antiborghesi. Con molti chiaroscuri le ultime propaggini di quell’epoca furono il ’68 in Francia e il ’77 in Italia. Dopodiché è partita la rivoluzione conservatrice capitanata da Ronald Reagan, Margaret Thatcher, Bush (padre e figlio). Rivoluzione che ha contaminato la sinistra moderata – basti ricordare Tony Blair – e che continua ancora oggi.

Nonostante il trionfo del neoliberismo gli intellettuali che si fanno carico dei problemi del mondo non mancano. Non sono corteggiati dai media ma risultano vivi e vegeti. Si pensi a Samir Amin e a Noam Chomsky, giusto per citare un marxista e un anarchico noti a livello internazionale. Si pensi a quel laboratorio di idee che è il Forum Sociale Mondiale, nato nel 2001 a Porto Alegre in risposta al Forum Economico Mondiale di Davos. Si pensi alla galassia di autori che pubblicano per case editrici militanti e che fanno sentire la loro voce nei circuiti legati ai movimenti per la globalizzazione alternativa. Rispetto al passato la critica degli intellettuali impegnati soffre di due criticità: si rivolge più all’opinione pubblica che a specifiche classi sociali (trovandosi così in una posizione di debolezza dinanzi alla potenza di fuoco dei media mainstream); agisce in un contesto storico in cui la politica non gode più del primato sociale che le era proprio nel ‘900. Risultato: le idee dei movimenti faticano a intaccare i valori dominanti centrati sull’individualismo e il consumismo. Basti citare per tutte la “decrescita felice” di Serge Latouche.